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Abbuffate e senso di colpa

  • Immagine del redattore: Drudi F
    Drudi F
  • 22 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Abbuffate e senso di colpa: perché non si risolve con la forza di volontà e cosa fare invece

C'è un momento preciso. Inizia quasi senza volerlo, un biscotto, poi un altro, poi non si smette più. Finisce con una sensazione fisica di disagio e qualcosa di più pesante: vergogna, promesse a se stessi, la certezza di aver sbagliato di nuovo. E la domanda ricorrente: perché continuo a farlo?

La risposta non è "sei debole". È molto più interessante.


abbuffata mangiare di nascosto


Cos'è un'abbuffata dal punto di vista psicologico

Un'abbuffata non è semplicemente mangiare tanto. Dal punto di vista clinico si caratterizza per la perdita di controllo, la sensazione che una volta iniziato non si riesca a smettere, indipendentemente dalla fame o dalla sazietà. Spesso avviene in solitudine, rapidamente, con cibi specifici, e si conclude con disagio fisico e vergogna emotiva.

Questo pattern, quando si ripete con regolarità, rientra nel quadro del Binge Eating Disorder, uno dei disturbi del comportamento alimentare più diffusi e meno diagnosticati. Colpisce uomini e donne, in tutte le fasce d'età, e spesso rimane nascosto per anni.


La funzione dell'abbuffata: cosa sta cercando di fare

Il comportamento ha sempre una funzione. Le abbuffate, nella grande maggioranza dei casi, servono a:

  • Sedare un'emozione intensa che non si riesce a gestire altrimenti, ansia, rabbia, tristezza, vuoto

  • Creare un momento di piacere fisico immediato in una vita percepita come priva di gratificazioni

  • Interrompere un pensiero ossessivo o una preoccupazione che non si riesce a silenziare

  • Punirsi, in modo inconsapevole ma preciso, per qualcosa che si percepisce come fallimento

  • Riempire una solitudine emotiva che nessun altro strumento riesce a toccare


Capire quale funzione svolge l'abbuffata per quella persona specifica è il punto di partenza di qualsiasi lavoro reale.


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Il circolo restrizione-abbuffata

Uno dei meccanismi più comuni è il ciclo restrizione-abbuffata, si restringe il cibo durante il giorno, si accumula tensione fisiologica ed emotiva, e la sera, o nel momento di minor controllo, il sistema si sbilancia. L'abbuffata non è la causa del problema, è la conseguenza di una restrizione insostenibile.

Paradossalmente, mangiare di più durante il giorno, in modo regolare e consapevole, riduce spesso la frequenza delle abbuffate serali. Ma questo va contro ogni logica dietetica convenzionale, ed è uno dei motivi per cui lavorare solo sulla dieta non funziona.


Perché il senso di colpa peggiora le cose

Il senso di colpa che segue l'abbuffata non è neutro, è parte del meccanismo. Alimenta la convinzione di essere incapace, aumenta il livello di stress emotivo e prepara il terreno per la prossima abbuffata. È un circolo che si auto-sostiene, in cui la punizione diventa paradossalmente il carburante del comportamento che si vuole eliminare.

Questo spiega perché l'approccio moralistico, "devi avere più volontà", "devi resistere", non solo non aiuta, ma peggiora.


Come si lavora in psicologia su questo

Il percorso psicologico lavora su più livelli, l'identificazione delle emozioni che precedono l'abbuffata, lo sviluppo di strategie alternative per gestirle, la rottura del ciclo restrizione-abbuffata, e il lavoro più profondo sulla relazione con il proprio corpo e con il cibo. Non si chiede alla persona di "mangiare meno", si chiede di capire cosa sta succedendo davvero.


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