Burn-Out
- Drudi F
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 2 min
Burnout: non è stanchezza, è un esaurimento emotivo che cambia tutto, ma si può uscirne
Ci sono momenti in cui ci si sente semplicemente stanchi. E poi c'è il burnout, che sembra stanchezza ma è qualcosa di più profondo, più silenzioso, più difficile da nominare. Quando ci sei dentro, fatichi anche solo a capire cosa ti stia succedendo.

Cos'è il burnout e perché l'OMS lo ha riconosciuto come fenomeno occupazionale
Dal 2019 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso il burnout nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11), non come diagnosi psichiatrica ma come "fenomeno occupazionale" con caratteristiche precise. Tre le dimensioni che lo definiscono:
Esaurimento emotivo e fisico: la sensazione che non rimanga più nulla da dare
Cinismo e distanza mentale: un distacco progressivo dal lavoro, dai colleghi, dal senso di ciò che si fa
Ridotta efficacia professionale: la convinzione di non essere più capace, di sbagliare tutto, di non valere abbastanza
Non è debolezza. È il risultato di uno squilibrio cronico tra richieste e risorse, spesso in contesti lavorativi che scaricano sulla persona responsabilità eccessive senza offrire riconoscimento, autonomia o supporto adeguato.

I segnali che spesso si ignorano o si attribuiscono ad altro
Il burnout è insidioso perché si installa lentamente e i suoi segnali vengono spesso razionalizzati:
Fatica cronica che non passa con il riposo o le vacanze
Difficoltà ad alzarsi la mattina, ogni giorno, non solo il lunedì
Irritabilità o pianto facile, anche per cose piccole
Senso di vuoto e indifferenza verso cose che prima coinvolgevano
Difficoltà di concentrazione e di memoria
Sintomi fisici ricorrenti senza causa organica: cefalea, disturbi gastrointestinali, tensioni muscolari
Isolamento: si smette di cercare gli altri fuori dal lavoro
Pensieri del tipo "non ce la faccio più" o "non ha senso"
Chi è più a rischio
Il burnout colpisce in modo sproporzionato chi lavora nelle professioni di cura (sanitari, insegnanti, assistenti sociali, etc.), chi ha ruoli di responsabilità elevata, chi tende al perfezionismo, chi ha difficoltà a porre limiti e chi lavora in ambienti disfunzionali senza supporto adeguato.
Come si lavora sul burnout in psicologia
Il percorso psicologico sul burnout non inizia da "come tornare produttivi". Inizia da un passo indietro, che a volte è il più difficile, riconoscere che quello che si sta vivendo è reale, che si ha il diritto di stare male, che chiedere aiuto non è fallimento.
Si può lavorare su più livelli, la gestione delle emozioni e dello stress, i confini lavorativi e relazionali, il recupero dell'identità oltre il ruolo professionale. E, quando necessario, si affronta insieme la questione più concreta: cosa cambiare, e come.
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