DCA in gravidanza
- Drudi F
- 31 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Disturbi alimentari in gravidanza: il problema silenzioso che merita attenzione (non vergogna)
La gravidanza dovrebbe essere un momento di cura e nutrimento. Ma per molte donne con una storia di disturbi alimentari, o con un rapporto difficile con il cibo, la gravidanza porta con sé sfide particolari, un corpo che cambia rapidamente, un'attenzione sociale costante al peso, e la pressione di "fare la cosa giusta" per il bambino. È un terreno delicato. Parlarne è importante.

Quanto è diffuso il problema
I dati sulla prevalenza dei disturbi alimentari in gravidanza variano, ma diversi studi stimano che tra il 5 e il 10% delle donne in gravidanza presenti sintomi riconducibili a un DCA attivo o in remissione parziale. Molte non ne parlano spontaneamente, per vergogna, per paura di essere giudicate come madri inadeguate, o perché non riconoscono i propri sintomi come clinicamente rilevanti.
La gravidanza può sia migliorare che peggiorare i disturbi alimentari esistenti, e può far emergere difficoltà in donne che non avevano mai avuto una diagnosi ma avevano un rapporto già fragile con il cibo.
Come la gravidanza cambia il rapporto con il corpo e il cibo
La gravidanza porta cambiamenti fisici rapidi e significativi che possono essere destabilizzanti per chiunque abbia un'identità strettamente legata al corpo:
Il peso aumenta in modo incontrollabile, e necessario
Il corpo cambia forma in tempi brevi
L'attenzione sociale al corpo si intensifica, commenti, domande, confronti
Si perde in parte il controllo del proprio fisico
Si moltiplicano i consigli (spesso contrastanti) su cosa mangiare
Per una donna con una storia di disturbi alimentari, ognuno di questi elementi può attivare meccanismi di controllo, restrizione o disagio che sembravano risolti o gestiti.

I rischi specifici da conoscere
I disturbi alimentari attivi durante la gravidanza aumentano il rischio di alcune complicanze, per la madre e per il feto, tra cui malnutrizione, anemia, parto prematuro, basso peso alla nascita e difficoltà nell'allattamento. Non si tratta di spaventare, ma di informare, riconoscere e trattare il problema per protegge sia la madre che il bambino.
Nella fase post-partum il rischio di ricaduta o di aggravamento del disturbo è elevato, il corpo cambia nuovamente, le aspettative sociali si moltiplicano, e la stanchezza riduce le risorse per gestire il disagio emotivo.
Cosa rende difficile chiedere aiuto in gravidanza
Molte donne in gravidanza non parlano del proprio disturbo alimentare perché temono di essere giudicate come madri inadeguate, di essere segnalate ai servizi, di creare preoccupazione nel partner o nella famiglia. Questa reticenza è comprensibile, e va rispettata. Ma ritardare il supporto ha un costo.
Un professionista esperto non gudica, ma aiuta in un momento complesso con più risorse.
Come si lavora in questo contesto
Il supporto psicologico durante la gravidanza in presenza di un disturbo alimentare o di un rapporto difficile con il cibo lavora su più livelli: la gestione dell'ansia legata ai cambiamenti corporei, la costruzione di un rapporto più funzionale con il cibo durante la gravidanza, la preparazione emotiva al post-partum e all'allattamento, e, quando necessario, il coordinamento con il team medico ostetrico.
Non si aspetta che il problema diventi grande per chiedere aiuto. Si inizia quando si sente che qualcosa pesa.
Sei in gravidanza e senti che il rapporto con il cibo o con il tuo corpo sta diventando difficile? Puoi prenotare un colloquio su www.francescadrudipsicologa.com — in presenza a Roma, studio in zona Largo Somalia/Africano e Porta Pia, oppure online.
Quello che vivi merita attenzione.




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