Ipnosi clinica: cosa succede davvero al cervello durante una seduta (e cosa no)
- Drudi F
- 6 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Metà dei miei pazienti arriva alla prima seduta di ipnosi con una domanda in testa che non osa fare ad alta voce.
"Ma mi farai fare cose strane?”
La risposta breve è no. Quella lunga è molto più interessante.

L'ipnosi è probabilmente la tecnica psicologica più fraintesa in assoluto. Nel linguaggio comune evoca palchi, controllo mentale, stati di incoscienza. Nel cinema, qualcuno che schiocca le dita e trasforma una persona in un'altra. Niente di tutto questo corrisponde a ciò che accade in un contesto clinico.
L'ipnosi è uno stato di attenzione focalizzata, simile a quella che si sperimenta quando si è molto concentrati su un libro o si guida un percorso familiare senza ricordarlo. Non si perde la coscienza. Non si eseguono ordini contro la propria volontà. Non si "dorme".
Cosa dice la neuroscienza sull'ipnosi clinica
Gli studi di neuroimaging mostrano che durante l'ipnosi alcune aree del cervello si attivano in modo diverso dal solito. In particolare:
• La corteccia prefrontale dorsolaterale — coinvolta nel controllo cognitivo — riduce la sua attività, rendendo la mente più ricettiva ai suggerimenti.
• La connettività tra la corteccia cingolata anteriore e l'insula aumenta, questo spiega perché si può modulare la percezione del dolore o delle sensazioni fisiche.
• Il default mode network (la rete attiva durante il pensiero spontaneo) subisce alterazioni che favoriscono l'accesso a memorie e vissuti non facilmente raggiungibili nello stato ordinario.
In sintesi: l'ipnosi non spegne la mente. La riorienta. È un po' come spostare il fascio di luce di una torcia, il buio non scompare, ma vedi cose che prima non riuscivi a vedere.

Cosa si prova realmente durante una seduta
Le persone descrivono lo stato ipnotico in modi diversi. C'è chi sente il corpo pesante, chi sperimenta una leggerezza insolita, chi nota che il tempo scorre diversamente. Ciò che quasi tutti condividono è una sensazione di profondo rilassamento e una riduzione del dialogo interno critico — quella voce che di solito commenta, giudica, si preoccupa.
Non si tratta di suggestione nel senso di "ci credi e funziona". Funziona anche su persone scettiche, perché agisce su meccanismi neurologici indipendenti dalle convinzioni.
In quali situazioni è utile l'ipnosi
L'ipnosi trova applicazione in molti ambiti:
• Gestione dell'ansia e degli attacchi di panico
• Dolore cronico (fibromialgia, cefalea tensiva, dolori psicosomatici)
• Dipendenze comportamentali (fumo, tecnologia, cibo)
• Preparazione al parto e gestione del dolore
• Traumi e blocchi emotivi resistenti ad altri approcci
L'ipnosi non è una bacchetta magica. È uno strumento che, inserito in un percorso psicologico strutturato, può accelerare il cambiamento e aprire accessi che la sola parola fatica a raggiungere.
Chi può praticarla
In Italia l'ipnosi può essere praticata esclusivamente da professionisti della salute (psicologi, medici, odontoiatri) con formazione specifica. Diffidate sempre di chi la propone al di fuori di un contesto clinico. La differenza non è solo di competenza tecnica, ma di sicurezza e di etica professionale.
L'ipnosi clinica fa perdere il controllo? No. Durante una seduta di ipnosi clinica si rimane sempre consapevoli e non si eseguono azioni contro la propria volontà.
Quanto dura una seduta di ipnosi? In genere tra i 45 e i 60 minuti, a seconda del percorso e degli obiettivi della persona ma la durata può anche aumentare.
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