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Sindrome dell'impostore

  • Immagine del redattore: Drudi F
    Drudi F
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Sindrome dell'impostore: quando il tuo successo non riesci a sentirlo davvero tuo

Hai ottenuto risultati. Hai studiato, lavorato, costruito qualcosa. Eppure c'è questa voce, persistente, sicura di sé, che dice che prima o poi qualcuno si accorgerà che non sei così brav* come pensano. Che è stata fortuna. Che è questione di tempo prima che tutto crolli.

E no, non è la realtà che parla. È un meccanismo psicologico preciso. E ha un nome.


sindrome dell'impostore

Cos'è la sindrome dell'impostore

La sindrome dell'impostore, termine coniato dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes nel 1978, descrive un pattern psicologico in cui una persona, nonostante evidenze oggettive di competenza e successo, è convinta di non meritare i risultati ottenuti e vive nella paura di essere "smascherata" come incompetente o fraudolenta.

Le sue conseguenze sulla vita professionale, sull'autostima e sul benessere emotivo sono molto reali. Gli studi stimano che circa il 70% delle persone sperimenta questa sindrome in qualche momento della propria vita. Colpisce in modo sproporzionato le persone più capaci, ambiziose e perfezioniste, paradossalmente, chi se ne preoccupa di più è spesso chi ne ha meno motivo.


Come si manifesta nella vita quotidiana

La sindrome dell'impostore si presenta con un set di pattern riconoscibili:

· Attribuire i successi alla fortuna, al caso o all'aiuto degli altri, mai alle proprie capacità

· Convincersi che i colleghi, il capo o i clienti abbiano sopravvalutato le proprie competenze

· Prepararsi in modo eccessivo per evitare di "essere scoperti", anche quando la preparazione sarebbe già più che sufficiente

· Sentirsi a disagio a ricevere complimenti o riconoscimenti, minimizzarli o sminuirli immediatamente

· Posticipare o evitare sfide nuove per paura di fallire e confermare la propria "vera" inadeguatezza

· Lavorare molto più del necessario per "compensare" una mancanza percepita che non esiste

· Confrontarsi continuamente con gli altri, e sentirsi sempre in difetto


sindrome dell'impostore

Chi è più vulnerabile, e perché colpisce di più le donne

La sindrome dell'impostore colpisce trasversalmente, indipendentemente dal sesso, dall'età e dal campo professionale. Tuttavia la ricerca mostra che le donne la sperimentano con maggiore frequenza e intensità, per ragioni che non sono caratteriali ma strutturali.

In contesti in cui i modelli di riferimento al vertice sono prevalentemente maschili, le donne ricevono messaggi, espliciti e impliciti, che mettono in dubbio la loro legittimità in certi ruoli.

La sindrome dell'impostore diventa in parte una risposta adattiva a un ambiente che non sempre riflette la propria presenza come ovvia e naturale.

Questo non significa che non sia un problema individuale da affrontare, significa che ha anche radici culturali da riconoscere.


Il paradosso del perfezionismo

Uno dei motori principali della sindrome dell'impostore è il perfezionismo.

La persona convinta di essere un impostore lavora spesso più degli altri, si prepara di più, controlla di più, perché ogni errore sembra una conferma della propria inadeguatezza.

Il paradosso è che questo comportamento produce spesso risultati oggettivamente buoni, che però non vengono mai registrati come propri. Il ciclo si auto-alimenta: più si lavora per "non essere scoperti", più i risultati arrivano, più si attribuiscono alla fatica o alla fortuna invece che al talento.


Cosa si può fare

La sindrome dell'impostore non si risolve con la rassicurazione esterna, anche mille complimenti non cambiano un meccanismo interno. Si lavora sulla relazione con i propri risultati, sulla capacità di attribuirsi il merito in modo accurato, sulla voce interna critica che interpreta ogni successo come eccezione e ogni errore come conferma.


Un percorso psicologico spesso porta alla scoperta che quella voce che dice "non sei abbastanza" ha origini molto più antiche del lavoro attuale.


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